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Il Disa­bi­li­ty Mana­ger è, in ambi­to lavo­ra­ti­vo, la figu­ra che si occu­pa di pro­muo­ve­re l’inclusione lavo­ra­ti­va del­le per­so­ne con disa­bi­li­tà se ope­ra in un’azienda e in tut­te le azio­ni di carat­te­re pub­bli­co o aper­te al pub­bli­co, se ope­ra in un comu­ne o altro ente loca­le. Seb­be­ne dif­fu­sa e ampia­men­te accet­ta­ta, que­sta espres­sio­ne pre­sup­po­ne la pre­sen­za di due insie­mi, uno con­si­de­ra­to miglio­re dell’altro. È pre­fe­ri­bi­le par­la­re di inse­ri­men­to lavo­ra­ti­vo e quin­di defi­ni­re la pre­sen­za di un uni­co insie­me. L’art. 27 del­la CRPD (Con­ven­zio­ne del­le Nazio­ni Uni­te sui dirit­ti del­le per­so­ne con disa­bi­li­tà) riaf­fer­ma il dirit­to del­le per­so­ne con disa­bi­li­tà, sul­la base dell’eguaglianza a man­te­ner­si attra­ver­so un lavo­ro libe­ra­men­te scel­to o accet­ta­to in un con­te­sto com­pe­ti­ti­vo e in un ambien­te aper­to, che favo­ri­sca l’inserimento e l’accessibilità alle per­so­ne con disa­bi­li­tà. A livel­lo nazio­na­le, oltre al siste­ma del col­lo­ca­men­to mira­to, intro­dot­to con leg­ge 68/99, con il d. lgs n. 151/2015 di attua­zio­ne del c.d. jobs act (l. 183/2014) si è pre­vi­sta anche l’emanazione del­le “linee gui­da in mate­ria di col­lo­ca­men­to mira­to del­le per­so­ne con disa­bi­li­tà”. Tali linee gui­da, non anco­ra ema­na­te ben­ché tra­scor­si quat­tro anni dal ter­mi­ne pre­scrit­to, dovran­no pro­muo­ve­re, fra l’altro, anche l’istituzione di un respon­sa­bi­le dell’inserimento lavo­ra­ti­vo nei luo­ghi di lavo­ro, con com­pi­ti di pre­di­spo­si­zio­ne di pro­get­ti per­so­na­liz­za­ti e di riso­lu­zio­ne dei pro­ble­mi
lega­ti alle con­di­zio­ni di lavo­ro dei lavo­ra­to­ri con disa­bi­li­tà. Seb­be­ne si sia anco­ra in atte­sa del decre­to attua­ti­vo con­te­nen­te le linee gui­da, non man­ca­no le buo­ne pras­si e le espe­rien­ze posi­ti­ve che han­no mes­so in cam­po tale risor­sa. Si veda al pro­po­si­to il box dedi­ca­to a quan­to rea­liz­za­to da Inte­sa San­pao­lo. Nell’ultima rela­zio­ne al Par­la­men­to sul­lo sta­to di attua­zio­ne del­la leg­ge 68/99 (con­sul­ta­bi­le qui), infat­ti, vie­ne in diver­si pun­ti richia­ma­ta la figu­ra “Job Coach” che in qual­che modo riman­da al disa­bi­li­ty mana­ger e che, “pur essen­do un inter­ven­to diret­to alle per­so­ne, costi­tui­sce una pos­si­bi­le tra­du­zio­ne ope­ra­ti­va di uno stru­men­to inno­va­ti­vo già pre­vi­sto nel decre­to del 2015, il cui obiet­ti­vo è miglio­ra­re la gestio­ne dell’inserimento lavo­ra­ti­vo e segui­re la per­so­na anche nel­le fasi suc­ces­si­ve”.



Paro­la trat­ta dal­la pub­bli­ca­zio­ne “LE PAROLE GIUSTE MEDIA E PERSONE CON DISABILITÀ” a cura di Inte­sa San Pao­lo — edi­zio­ne Novem­bre 2021 — La gui­da è sca­ri­ca­bi­le sul sito del Grup­po Inte­sa San­pao­lo

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